Il dolore lombare é patologia molto comune e altamente invalidante. Presente in una larga fascia di età, quando non é trattabile chirurgicamente, rischia di diventare resistente alle comuni terapie, trasformandosi in una patologia cronica. La medicina ayurvedica affronta questa patologia con trattamenti manuali, effettuati con oli processati con diverse erbe,sempre personalizzati al paziente. Trattamento,principe é il “katibasti” : olio medicato, caldo, viene applicato sulla zona dolente,contenuto da un anello di farina di lenticchie, ben adesso alla cute. La durata é di circa 45 minuti; il beneficio é immediato; la seduta verrà ripetuta per un numero variabile di volte, legato alla gravità del disturbo e alla risposta del paziente.
Quando il mal di schiena diventa cronico. Si parla di lombalgia cronica quando il dolore nella parte bassa della schiena dura da più di tre mesi. Nella maggior parte dei casi non si trova una lesione precisa che lo spieghi del tutto: contano la postura, il tipo di lavoro, la sedentarietà, il peso, la qualità del sonno, ma anche la tensione emotiva e la paura del movimento, che porta a irrigidirsi e a muoversi sempre meno. Con il passare del tempo il dolore smette di essere solo un segnale di danno e diventa una condizione a sé, che coinvolge tutta la persona e la sua vita quotidiana.
La lettura ayurvedica. Per l’Ayurveda il dolore è legato soprattutto a Vata, il principio che governa il movimento. La zona lombare e il bacino sono considerati la sede principale di Vata nel corpo, e quando questo dosha si altera produce dolore, rigidità, secchezza, sensazione di freddo e di instabilità. Il freddo, l’umidità, i ritmi irregolari, il digiuno, lo stress, gli sforzi eccessivi e anche l’età che avanza sono tutti fattori che aumentano Vata. I testi descrivono il dolore della regione lombare (katishula) e, tra le forme che si irradiano alla gamba, una condizione chiamata gridhrasi, che ricorda da vicino la nostra sciatalgia.
Come si svolge il katibasti. Il paziente è sdraiato a pancia in giù. Con un impasto di farina di lenticchie e acqua si modella un anello, che viene fatto aderire alla pelle sopra la zona dolente, in modo da formare una piccola vasca. Al suo interno si versa l’olio medicato, scaldato a una temperatura gradevole e controllata con cura. Durante il trattamento l’olio che si raffredda viene tolto e sostituito con olio caldo, così da mantenere costante il calore. Al termine si rimuove l’anello e si esegue un massaggio delicato della zona. L’olio non viene scelto a caso: le erbe con cui è preparato cambiano a seconda del quadro del paziente, della sua costituzione e della prevalenza di dolore, rigidità o infiammazione.
Perché l’olio caldo. Le qualità di Vata sono il freddo, la secchezza, la leggerezza e la mobilità. L’olio, per sua natura, è caldo, untuoso, pesante e stabile: si oppone punto per punto a queste qualità. Il calore costante rilassa la muscolatura contratta, mentre l’olio nutre i tessuti e restituisce morbidezza a una zona che il dolore ha reso rigida. Per molti pazienti è anche un momento di rilassamento profondo, e questo aspetto non è secondario: un sistema nervoso meno in allarme percepisce il dolore in modo diverso.
Gli altri trattamenti. Il katibasti può essere preceduto o seguito da altri trattamenti manuali. L’abhyanga è il massaggio con olio medicato di tutto il corpo o della schiena; la sudorazione terapeutica (swedana) prepara i tessuti e scioglie la rigidità; con i pinda sweda, piccoli fagottini di tela riempiti di erbe o di riso cotto nel latte e scaldati nell’olio, si massaggia la zona applicando calore e pressione insieme. Nei quadri più ostinati, il medico ayurvedico può valutare terapie di purificazione più complesse. A tutto questo si affiancano, quando servono, i rimedi da assumere per bocca.
Prima di tutto, una diagnosi. Non ogni mal di schiena è uguale. Prima di iniziare qualsiasi trattamento è necessario escludere le cause che richiedono altri percorsi di cura. Vanno sempre segnalati al medico, e richiedono una valutazione rapida, il dolore che compare dopo un trauma, quello accompagnato da febbre o da un calo di peso inspiegato, il dolore che non si attenua mai neppure a riposo o che sveglia di notte, la perdita di forza o di sensibilità a una gamba, i disturbi nel controllo della vescica o dell’intestino. In presenza di questi segnali i trattamenti manuali non sono la prima risposta.
Che cosa fare a casa. Il trattamento in studio dà sollievo, ma il risultato dura di più se la persona cambia qualche abitudine. Tenere la schiena al caldo, soprattutto nelle stagioni fredde e ventose. Evitare di restare a lungo nella stessa posizione e alzarsi spesso, anche solo per pochi minuti, quando si lavora seduti. Camminare ogni giorno, senza forzare, perché il movimento dolce è uno dei migliori alleati della schiena. Andare a dormire a orari regolari. A tavola, preferire cibi caldi, cotti e leggermente untuosi, come zuppe e minestre con un filo d’olio o di ghee, e ridurre i cibi freddi, crudi e secchi, che aumentano Vata.
Un percorso, non una seduta. Il numero delle sedute non si stabilisce in anticipo in modo uguale per tutti: dipende da quanto tempo il dolore è presente, da quanto è intenso, dall’età e dalla costituzione della persona e da come risponde ai primi trattamenti. Il katibasti può essere affiancato senza difficoltà alla fisioterapia e all’esercizio terapeutico, che restano fondamentali per rinforzare la muscolatura e recuperare fiducia nel movimento. È importante informare tutti i professionisti coinvolti delle cure in corso, e non sospendere di propria iniziativa i farmaci prescritti.
Quando il katibasti non è indicato. Come ogni terapia, anche questo trattamento ha le sue controindicazioni. Non si esegue sulla pelle lesa, irritata o con infezioni in corso, né in presenza di febbre o di un’infiammazione acuta con calore e gonfiore della zona; richiede cautela nelle persone con ridotta sensibilità al calore, come può accadere nel diabete, e in gravidanza va valutato caso per caso. Anche per questo la scelta del trattamento spetta al medico, dopo una visita accurata, e non dovrebbe mai essere improvvisata.
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