La Moringa oleifera è una pianta nativa dell’India e del Pakistan, ma diffusa in tutta la fascia tropicale. Conosciuta in Africa come Zogale o Gegedi, il suo nome in Indi è Senchan o Sahijan. Usata in cucina come alimento, proposta in occidente come integratore, è in realtà una medicina che rientra nella farmacopea ayurvedica e deva essere utilizzata dietro prescrizione e con supervisione di un medico ayurvedico. Ricchissima di antiossidanti,è amata dagli sportivi per le sue proprietà energizzanti. Si trova in commercio in polvere, capsule e tisane.
Un albero dai molti nomi. In sanscrito la Moringa si chiama Shigru, ed è con questo nome che compare nei testi classici dell’Ayurveda. In inglese è nota come “drumstick tree”, l’albero delle bacchette di tamburo, per i lunghi baccelli sottili che pendono dai rami; in altri paesi la chiamano “albero del rafano”, perché la radice ha un sapore pungente che ricorda il cren. Il soprannome di “albero miracoloso” nasce invece dalla sua generosità: cresce in fretta, sopporta la siccità e i terreni poveri, e di lei si utilizza quasi tutto, dalle foglie ai fiori, dai baccelli ai semi, fino alla corteccia e alle radici.
Shigru nei testi classici. La Charaka Samhita e la Sushruta Samhita citano lo Shigru tra le piante dal sapore pungente, impiegate per stimolare il fuoco digestivo, per liberare i canali ostruiti dal muco e per alleviare i gonfiori. I testi distinguono più varietà della pianta, tra cui una a fiori bianchi e una a fiori rossastri, il madhushigru, considerato più dolce. Non si tratta quindi di una scoperta recente: è una pianta conosciuta e usata da secoli, con indicazioni precise e, soprattutto, con precise controindicazioni.
Le sue qualità secondo l’Ayurveda. Il gusto (rasa) della Moringa è pungente e amaro; le sue qualità (guna) sono leggera, secca e penetrante; la sua energia (virya) è calda e l’effetto dopo la digestione (vipaka) resta pungente. In parole semplici, è una pianta che riscalda, asciuga e alleggerisce. Per questo riduce Kapha e Vata, mentre tende ad aumentare Pitta. Può essere preziosa per una persona che si sente pesante, rallentata, con una digestione pigra e una tendenza a trattenere liquidi; può invece risultare eccessiva per chi soffre già di bruciori di stomaco, acidità, infiammazioni cutanee o di un calore interno che si manifesta con irritabilità e insonnia. È questa la ragione principale per cui la stessa polvere che a qualcuno fa bene a qualcun altro può fare male.
Che cosa contiene. Le foglie sono la parte oggi più studiata. Sono ricche di proteine vegetali, di calcio, potassio e ferro, di vitamina C e di precursori della vitamina A, oltre che di numerosi polifenoli dall’azione antiossidante. Proprio questa densità di nutrienti ha fatto sì che in diversi paesi dell’Africa e dell’Asia la Moringa venga coltivata e distribuita nei programmi di lotta alla malnutrizione. I semi contengono un olio pregiato e sono noti anche per la capacità di chiarificare l’acqua torbida. È facile capire come, partendo da questi dati, la pianta sia diventata in Occidente un “superalimento” da aggiungere a frullati e yogurt.
Perché non è un semplice integratore. Tra la foglia fresca usata in una minestra indiana e la capsula di estratto concentrato presa ogni giorno per mesi c’è una grande differenza. Quando la quantità aumenta e l’assunzione si prolunga, la Moringa si comporta come un rimedio a tutti gli effetti. Può sommarsi all’azione dei farmaci che abbassano la glicemia o la pressione arteriosa, con il rischio di cali eccessivi; sono state descritte possibili interferenze con l’assorbimento di alcuni farmaci, tra cui gli ormoni tiroidei. La radice e la corteccia contengono sostanze attive che le rendono inadatte in gravidanza. Anche la provenienza conta: una pianta che cresce rapidamente assorbe dal suolo ciò che trova, e un prodotto di origine incerta può contenere contaminanti. Per tutti questi motivi la Moringa va scelta di buona qualità, nella forma e nella dose adatte alla persona, e assunta per un periodo definito.
Gli sportivi e l’energia. La fama di pianta “energizzante” tra chi fa sport si spiega con il suo profilo di nutrienti e con il suo carattere caldo e stimolante. Chi si allena molto, però, spesso ha già un fuoco digestivo vivace e una costituzione che non ha bisogno di essere ulteriormente riscaldata. In questi casi una valutazione della costituzione (prakriti) e dello stato attuale degli squilibri (vikriti) permette di capire se la Moringa è davvero la scelta giusta, o se un altro rimedio sostiene meglio il recupero dopo lo sforzo.
In cucina. Nell’India del Sud i baccelli teneri vengono tagliati a pezzi e cotti nelle zuppe di legumi, come il sambar, e le foglie fresche si aggiungono a fine cottura a lenticchie e verdure, un po’ come da noi si fa con gli spinaci. In queste quantità la Moringa è un alimento, e come tale può entrare in una dieta varia. La polvere di foglie, se si decide di usarla, va aggiunta ai piatti in piccola quantità, meglio insieme a un grasso buono come il ghee, che ne attenua la secchezza. Ben diverso è l’uso terapeutico, che richiede una prescrizione.
Le forme in commercio. Oltre alla polvere di foglie, alle capsule e alle tisane, si trova l’olio ricavato dai semi, conosciuto anche come olio di ben, leggero e molto stabile, usato per la cura della pelle e talvolta come base per i massaggi. Le tisane contengono in genere foglie essiccate e hanno un effetto più delicato; le capsule, invece, concentrano in poco volume quantità di pianta che difficilmente si assumerebbero con il cibo. È buona regola leggere l’etichetta, verificare la parte della pianta utilizzata e diffidare dei prodotti che promettono risultati prodigiosi.
In conclusione. La Moringa è una pianta straordinaria, ma non è un rimedio adatto a tutti. Prima di assumerla in forma concentrata è bene parlarne con il proprio medico, ricordando di segnalare i farmaci che si stanno già prendendo e le condizioni come la gravidanza, l’allattamento, il diabete, l’ipertensione o le malattie della tiroide. Il medico ayurvedico potrà indicare se e come inserirla, scegliendo la forma, la dose e la durata più adatte alla persona che ha di fronte.
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